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Dott. Pietro Maurizio La Porta

Specialista in Reumatologia - Perfezionato in Ecografia  Clinica e Muscoloscheletrica

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CAUSE E FATTORI DI RISCHIO:

La causa dell'artrosi è sconosciuta; si pensa che la malattia sia “multifattoriale”, cioè provocata da più cause compresenti. Si può affermare in generale che lo stato di equilibrio articolare è mantenuto da un carico normale esercitato su una cartilagine normale, quindi tutti i fattori capaci di modificare questo stato possono essere considerati fattori di rischio. Lo squilibrio può derivare dall’influenza abnorme dei fattori che agiscono sul carico (sollecitazioni meccaniche, obesità, malformazioni, traumi e microtraumi) o sulla cartilagine (infiammazione, predisposizione genetica, disordini metabolici, invecchiamento) o su entrambi. L’entità e la gravità del processo può inoltre dipendere dal numero dei fattori che intervengono, dalla loro entità e dalla loro durata d'azione.  La malattia dunque insorge quando una o più cause mettono in moto una lenta, progressiva e irreversibile alterazione delle strutture portanti dell’articolazione, in particolare cartilagine e osso subcondrale.

I principali fattori di rischio che predispongono allo sviluppo dell’osteoartrosi sono:

  1. Età: la cartilagine che riveste le articolazioni tende a consumarsi con il passare degli anni e subisce delle modificazioni che comportano una perdita di elasticità e resistenza alle sollecitazioni e favoriscono l’azione lesiva di altri fattori;
  2. Fattori meccanici: le malformazioni sono soprattutto importanti nell’artrosi del ginocchio; le attività professionali e sportive sono state viste essere responsabili nell’insorgenza della malattia. Tra i lavoratori si segnala l’artrosi delle spalle, dei gomiti e delle mani negli addetti ai martelli pneumatici, l’artrosi dell’anca nelle ballerine, quella del ginocchio nei minatori e quella lombare negli autisti di autocarri o di autobus. Per gli sportivi il giudizio è più difficile, in quanto possono essere numerose le cause in gioco. Nei calciatori, per esempio, una di queste può essere la frequente rottura dei menischi. Una debolezza di fondo dei legamenti può invece spiegare l’artrosi delle spalle dei tennisti. Per quanto riguarda i traumi, il trauma violento con frattura può generare un’atrosi per via indiretta, per instabilità od incongruenza dei capi articolari.
  3. Ereditarietà: alcune malattie ereditarie come l’emocromatosi, la sindrome di Ehlers-Danlos e la sindrome di Marfan, compromettono il metabolismo e/o la funzione articolare e possono generare alcuni tipi di artrosi secondaria.
  4. Obesità e malattie del sistema endocrino: l’obesità è senza alcun dubbio il più rilevante fattore di rischio per lo sviluppo dell’artrosi del ginocchio, dell’anca e della colonna vertebrale.  Anche alcune alterazioni del sistema endocrino, come il diabete mellito e la gotta sono state chiamate in causa come possibili fattori di rischio.
  5. Presenza di altre malattie reumatiche (es.: artrite): l’infiammazione gioca un ruolo importante nel causare l’artrosi e nell’influenzare la sua progressione.

IL PROCESSO ARTROSICO

Come già detto, l’artrosi è una malattia degenerativa della cartilagine articolare.

La cartilagine è un tessuto connettivo elastico;  ha aspetto traslucido, colore bianco madreperlato e ricopre le estremità dei capi articolari.  È formata da cellule rotondeggianti (condrociti) che secernono una sostanza costituita da fibre elastiche e collagene (matrice extracellulare). E' costituita principalmente da acqua  ed è priva di sali minerali. Il tessuto cartilagineo è poco vascolarizzato in quanto carente di capillari sanguigni per cui  le capacità rigenerative di questo tessuto sono bassissime. La cartilagine viene nutrita dal liquido sinoviale con cui è a diretto contatto e che ne garantisce anche l’ammortizzamento. Tale liquido è in continuo scorrimento dentro l’articolazione: a seconda dei movimenti e dei carichi viene assorbito o rilasciato dalle cartilagini e dalle membrane presenti, che funzionano come delle spugne.

La cartilagine  permette lo scorrimento reciproco delle superfici articolari ed è in grado di ammortizzare il carico durante i movimenti.

Nell’artrosi si assiste dunque ad un danneggiamento dell’impalcatura cartilaginea.

L’evento  scatenante  iniziale può rimanere sconosciuto, oppure può essere rappresentato da un trauma o dall’usura per un abuso dell’articolazione, o per una incongruità dei capi articolari dovuta  a malattie articolari di svariata origine, oppure ancora per danni vascolari o per una alterata innervazione, o per cause endocrine che inducono un danno articolare.

La prima lesione consiste in un rammollimento ed un appiattimento nella sede di massimo appoggio delle cartilagini opposte. Vengono in tal modo attivati i condrociti, che, come già ricordato, sono le cellule che producono la cartilagine e che ivi risiedono. L’attivazione dei condrociti si  traduce nella formazione accelerata di nuove fibre di collagene, più sottili e disorganizzate; inoltre, essi liberano in sede degli enzimi degradativi: viene così favorito l’automantenimento di un  processo cronico di infiammazione modesta e di degradazione della struttura cartilaginea. Essa, ormai debole, pian piano si frattura perché il liquido sinoviale, che la bagna si insinua all’interno dei suoi anfratti durante i movimenti articolari, provocando dei veri e propri “crolli cartilaginei” che espongono a nudo l’osso, che diviene più denso. Sin dal primo periodo di sofferenza articolare si formano, nelle zone meno sottoposte a carico, ai margini dell’articolazione, delle nuove formazioni di osso chiamate osteofiti, che si sviluppano tanto maggiormente quanto più lento è il decorso  dell’osteoartrosi e sono considerati un tentativo inadeguato di riparazione ossea. Le microfratture, l’infiammazione della sinovia (sinovite), che è la capsula che riveste l’articolazione, gli osteofiti e l’incongruenza articolare si sommano quali cause di dolore. Quando la degenerazione è così avanzata che la morte dei condrociti e la distruzione della cartilagine non possono più essere bilanciate dalle capacità riparative delle cellule residue, sopravviene lo stadio ultimo di instabilità e distruzione articolare con invalidità irreversibile.