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Dott. Pietro Maurizio La Porta

Specialista in Reumatologia - Perfezionato in Ecografia  Clinica e Muscoloscheletrica

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MANIFESTAZIONI CLINICHE

Soltanto un quarto dei pazienti con artrosi radiograficamente documentabili presenta anche disturbi soggettivi; quindi, fortunatamente, nella maggior parte dei casi l’artrosi è una patologia silente.

Il quadro clinico dell’artrosi si caratterizza per il suo polimorfismo: dolore, limitazione funzionale e rigidità mattutina sono le manifestazioni cliniche più caratteristiche.

  • Dolore: sintomo cardinale

Possono distinguersi dolori da innesco flogistico, da “carico”, da immobilità, da mobilizzazione attiva e/o passiva. Esso insorge dapprima durante il movimento  articolare, specialmente dopo una immobilità di parecchie ore, al risveglio mattutino o per  movimenti nel sonno, con carattere lancinante; in fasi più tardive compare anche a riposo, ed è profondo e male localizzato, favorito da un precedente abuso articolare o da cambiamenti meteorologici.

  • Limitazione funzionale:

Nelle fasi iniziali della malattia, la limitazione funzionale è strettamente legata al dolore ed alla contrattura muscolare.

La limitazione funzionale ed il conseguente vario grado di disabilità assumono particolare rilievo quando vengono colpite le articolazioni “portanti” (anca e ginocchio). L’artrosi del pollice può compromettere la funzione prensile della mano con conseguenze negative per il compimento di particolari gestualità lavorative.

  • Rigidità articolare:

La rigidità mattutina è generalmente di breve durata (di solito inferiore a mezz’ora).

All’esame obiettivo le articolazioni periferiche possono essere tumefatte ed avere consistenza dura (lignea) per la presenza degli osteofiti. Può essere presente dolore alla palpazione dell’articolazione ed al suo movimento passivo, durante il quale può essere percepibile un crepitio, uno scroscio o uno  scatto articolare, per l’incongruenza dei capi articolari o per presenza di osteofiti liberi nella cavità articolare. Il versamento liquido è raramente presente; l’articolazione può essere calda, ma l’arrossamento e la tumefazione delle parti molli in continuazione con essa sono rari, tranne nei i periodi di riacutizzazione dell’infiammazione.

Negli stadi tardivi dominano le deformità e le lussazioni, con deviazione, ulnare o radiale (nella direzione del radio o dell’ulna), delle falangi, del ginocchio (varismo o valgismo) ed alluce valgo.

In alcuni casi possono essere presenti noduli cutanei  prevalentemente localizzati sulla superficie estensoria delle articolazioni interfalengee prossimali (noduli di Heberden) e distali delle mani (noduli di Bouchard)

 

DIAGNOSI

Spesso si tende a dedicare scarsa attenzione alla diagnosi precoce dell’artrosi e all’individuazione delle condizioni pre-artrosiche; spesso questa malattia viene considerata espressione quasi scontata della vecchiaia.  Tale diffuso atteggiamento va rivisto, poiché oggi è possibile individuare precocemente il processo di degenerazione dell’osso, in maniera tale da rendere più efficace la terapia fisica e farmacologica. Nel caso d’impegno delle articolazioni “portanti”, la diagnosi precoce deve costituire obiettivo primario per il reumatologo, onde attuare una razionale strategia di prevenzione (calo di peso, igiene posturale, ecc.) la cui efficacia è intuitivamente subordinata alla tempestività della loro adozione.

La diagnosi di artrosi si fonda sulla combinata presenza di manifestazioni  cliniche e radiologiche della malattia.

Indagini di laboratorio:

Utili per escludere altre patologie, poiché nell’artrosi non sono state finora rilevate anomalie dei dati di laboratorio.

Indagini strumentali:

La radiologia tradizionale mantiene un indiscusso valore nella diagnosi e nella stadiazione dell’artrosi; i segni radiologici principali del processo artrosico sono:

  • Assottigliamento asimmetrico (“eccentrico”) della rima articolare;
  • Sclerosi subcondrale;
  • Formazioni osteofitiche;
  • Deformazioni grossolane;
  • Geoidi

L’ecografia articolare è una  metodica capace di fornire utili informazioni ai fini della diagnosi precoce e del monitoraggio dell’evoluzione dell’artrosi. L’impiego di sonde ad alta frequenza consente un’attendibile esplorazione della cartilagine articolare.

Minore importanza, a causa della sua bassa specificità, è data oggi alla scintigrafia ossea.

L’artroscopia, in determinate contingenze, può fornire un utile contributo alla diagnosi di artrosi, anche se non costituisce una metodica di primo impiego.

La tomografia computerizzata non si è rivelata superiore alla radiologia tradizionale nel monitoraggio della malattia, ma può rivestire un valore limitato nella diagnosi precoce.

La risonanza magnetica consente un’accurata valutazione dello stato della cartilagine articolare, che appare come una fine linea iperdensa. Nella pratica clinica, l’impiego della risonanza magnetica è ancora notevolmente limitato, anche per gli alti costi della procedura.