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Dott. Pietro Maurizio La Porta

Specialista in Reumatologia - Perfezionato in Ecografia  Clinica e Muscoloscheletrica

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Per comprendere i meccanismi che portano all’osteoporosi, è necessario conoscere la normale anatomia e fisiologia dell’osso “normale”. L’osso è un tessuto vivo, che lavora e si modifica in continuazione. Esistono 2 tipi di osso: osso corticale (compatto) e osso trabecolare (spugnoso). L’osso corticale costituisce la parte più esterna (corteccia) dell’osso: forma uno strato continuo (compatto), uniforme, relativamente liscio; è costituito da lamelle concentriche aderenti una all’altra, senza spazi vuoti. La parte interna dell’osso è invece costituita dall’osso trabecolare, formato da innumerevoli piccole cavità(osso spugnoso) delimitate da tralci e lamelle (trabecole ossee); queste piccole cavità racchiudono il midollo osseo (organo preposto al continuo rinnovo di globuli bianchi e rossi). La presenza del tessuto osseo spugnoso, non solo rende le ossa più leggere, ma anche, proprio grazie alla sua architettura trabecolare, le rende più elastiche e meno fragili. Le varie ossa contengono una percentuale diversa di osso compatto e spugnoso. Le ossa lunghe (femore, omero, etc…) sono formate per lo più da osso corticale molto spesso, tranne all’estremità (epifisi) dove prevale l’osso trabecolare. Nelle ossa piatte (cranio, bacino, etc…) e nelle ossa corte (vertebre, etc…) è invece più abbondante l’osso trabecolare, mentre l’osso corticale è solo una strato sottile.

Il tessuto osseo è costituito da 3 diversi componenti: organica, cellulare, minerale.

Componente organica: costituisce una specie di intelaiatura (matrice ossea) formata da lunghe fibrille di una proteina chiamata collagene, che conferisce elasticità e coesione alla struttura complessiva.

Componente minerale: costituita da cristalli di sali di calcio, fosforo, magnesio e altri elementi che si depositano sulla matrice organica; garantisce all’osso robustezza e capacità di sopportare il peso del corpo.

Componente cellulare: costituita da milioni di cellule specializzate che lavorano incessantemente a controllare il giusto livello di mineralizzazione delle ossa: alcune di queste cellule (osteoclasti) distruggono osso “vecchio”, altre (osteoblasti) rigenerano osso “nuovo”. Queste cellule hanno il compito di rinnovare l’osso ogni giorno, lungo tutto l’arco della vita. Quindi queste cellule “riassorbono” (distruggono) piccole porzioni di osso “vecchio” e rigenerano (costruiscono) osso nuovo; questo processo di costruzione e distruzione viene chiamato “rimodellamento osseo”. Ogni giorno si assiste ad una solubilizzazione dei sali di calcio con distruzione della vecchia matrice proteica (fase di riassorbimento), ma contemporaneamente e negli stessi punti viene prodotta nuova matrice e su di essa si depositano nuovi cristalli di calcio (fase di neoformazione). La fase di riassorbimento è mediata dagli osteoclasti che erodono una piccola quantità di osso, formando una cavità microscopica; in questa fase vengono liberati nel sangue calcio ed altri minerali (fosforo, magnesio, etc…) contenuti nello scheletro. Non appena gli osteoclasti cessano la loro attività, gli osteoblasti ricostruiscono nuovo osso nelle cavità erose dagli osteoclasti (neoformazione); in questa fase di ricostruzione calcio e fosforo vengono nuovamente recuperati dal sangue. Queste due fasi sono del tutto indipendenti: in un dato momento, in uno stesso osso, ci sono zone di riassorbimento e zone di ricostruzione. Ma in ogni momento, nell’osso sano, ad ogni zona di distruzione, corrisponde sempre un’altra zona di ricostruzione, in modo che l’osso, pur rinnovandosi, mantenga sempre la sua struttura e robustezza; quindi le due fasi tendono ad essere in perfetto equilibrio. Tuttavia fisiologicamente, in alcune fasi della vita tale equilibrio manca; infatti durante la crescita dell’individuo, e soprattutto durante la pubertà, la neoformazione prevale sul riassorbimento: in questo modo lo scheletro cresce e si sviluppa; poi, nella maturità, ciò che si è costruito si conserva, quindi neoformazione e riassorbimento si equivalgono; infine nella vecchiaia, la distruzione tende a prevalere sulla ricostruzione e l’osso tende a diventare più debole. Tuttavia, in particolari condizioni patologiche, per esempio carenze alimentari, immobilizzazione prolungata, malattie endocrine, etc.. (vedi fattori di rischio), si assiste ad un deficit di neoformazione con prevalenza dei processi di distruzione: l’osso pian piano si impoverisce di sali minerali e diventa più fragile. Questo è ciò che accade nell’osteoporosi. Infine, da quando detto, si capisce come l’osso costituisca una vera e propria “banca di calcio” per tutto l’organismo e permetta di mantenere il livello di calcio nel sangue (calcemia) sempre entro limiti ristretti; infatti se nel sangue c’è abbondante calcio, lo si può depositare nel’osso; viceversa se nel sangue c’è un livello troppo basso di calcio, lo si deve rapidamente portare alla norma prelevando il calcio mancante dall’osso. Per questo è essenziale che l’alimentazione quotidiana sia abbondantemente ricca di calcio, per evitare di doverlo sottrarre all’osso.

Di seguito sono elencati alcuni fattori che influenzano il metabolismo osseo:

Fattori che favoriscono la formazione dell’osso: attività fisica, normali livelli di ormoni sessuali (estrogeni e testosterone), ormone della crescita (GH), normale attività delle paratiroidi e della tiroide.

Fattori che favoriscono il riassorbimento: immobilizzazione a letto, sedentarietà, bassi livelli di ormoni sessuali (menopausa, ipogonadismo), eccessiva produzione di ormoni corticosteroidi (morbo di Cushing), terapie cortisoniche prolungate, alterata attività delle paratiroidi con eccessiva produzione di paratormone (iperparatiroidismo), eccesso di attività della tiroide.